SKONZO -15 FEBBRAIO 2020

Sguardo sul Vallone

Ogni qualvolta saliamo le rocciose balze che dalla Selva di Ternova precipitano sull’ampia valle del Vipacco il primo pensiero va alle invasioni dei barbari, che da questa porta entravano comodamente in Italia avendo la strada spianata verso la pianura friulano-veneta. Il panorama sul vallone è davvero bello, arioso. Le vedute si aprono sempre più mentre saliamo l’arida boscaglia lungo uno dei tanti antichi sentieri che portavano ai sicuri nascondigli della grande selva. Mentre le timide fioriture del sottobosco tardano ad affacciarsi i colori non mancano grazie alle variopinte velature dei parapendii che ci sfiorano. Le ocracee foglie secche delle roverelle che intrepide sfidano i ghiaioni ci infondono allegria e vigore. Quasi alla sommità dell’erta, quando il sudore comincia a infastidire gli occhi, ecco apparire il misterioso Skozno, un grande occhio nero incastonato nella biancheggiante pietra mesozoica. Sielnzioso osserva il nostro affaticato incedere. Sito suggestivo, con tanto di ponte naturale che ovviamente colonizzeremo per l’aereo banchetto. Interessante la grotta, con belle colate di concrezioni, ma soprattutto affascinante il contesto, misterioso e amichevole, imponente e discreto. Dopo i classici caffè e dolcetti si riparte per una carezza di scarponi al margine panoramico della selva, che invitanti tabelle ci indurrebbero a penetrare nel profondo. Non c’è tempo oggi, rimandiamo le esplorazioni ad un prossimo futuro e ci manteniamo ai bordi del terrazzo. Dopo la piacevole picchiata al punto di partenza, accompagnata dalla colonna sonora del lieto chiacchiericcio che segue ogni appagante uscita, c’è un’ultima curiosità naturalistica da vedere. Ogni altopiano carsico che si rispetti ha alla base una risorgiva, un fontanone, una venuta d’acqua. Il Lijak non smentisce questa regola.

Ci sono certi giorni d’inverno, tersi e gai dal primo mattino, che mettono le ali ai piedi. L’aria sale sui versanti soleggiati, e con lei sale l’allegra compagnia dell’anello, diretta quest’oggi al grande occhio di pietra che vigila sul vallone del Vipacco, alle spalle di Gorizia.