MATAJÛR – 2 GIUGNO 2020

Puzzle Matajûr

Oggi è festa. La festa della nostra amata Repubblica. A vederla da quassù, da dove, secondo tradizione, l’addocchiò Alboino, par proprio una terra da sogno: vaste pianure protette dai monti a Nord, un mare amichevole là vicino, il sole adorabile del Sud. La luce del primo mattino sciabola luccichii di ruggiada dagli steli teneri delle graminacee ad ogni passo. La salita è dolcissima. La cima a pochi passi una calamita. Molopospermum peloponnesiacum, come ci piace pronunciare questo nome infinito. L’ombrellifera del Matajûr: regale, portentosa, esce dai boschi, dove generalmente occupa timidamente gli orli a mezz’ombra, per invadere i pascoli della Baba, nomignolo affettuoso che i locali attribuiscono alla loro montagna. Ma a spingerci ad Est quest’oggi è un’altra bella fioritura: l’Anemone narcissiflora. Libidine visiva! Ogni pianta è un delizioso candido mazzetto. Ogni pianta una sosta contemplativa. Pianta dopo pianta, passo dopo passo, la cima arriva troppo in fretta! Il panorama è da censura: troppo! Una vergogna. Immeritato per così poca fatica. Lo Stôl è in faccia. Solito agguato poetico di Dino Menichini. Brividi e pelle d’oca. Siamo soli, quassù si respira infinito a buon mercato. I turisti arriveranno tra qualche ora. E tra qualche ora non ci saremo più. Si scende a Ovest ragazzi. Resterà di noi buon spirito, buone energie seminate in vetta, nei silenzi lunghi di questa montagna, uguale a tante, diversa da tutte.

Matajûr: nome ambiguo, che richiama in ognuno una diversa immagine. Ognuno ha un suo Matajûr in testa. Uno può anche averne tanti in contemporanea: dei fiori, dei panorami, delle vie, storie, momenti. Matajûr: puzzle di 1000 pezzi, mille riflessi.